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La legna e le "polveri sottili"

L’espressione generale “PM” (Particulate Matter) definisce un “insieme di particelle solide e liquide” che si trova in sospensione nell’aria; in italiano esso viene indicato con il termine “particolato”. Con i termini PM10 e PM2,5 si indicano le frazioni di particolato aereo disperso aventi diametro aerodinamico inferiore rispettivamente a 10 e a 2,5 µm.  Le dimensioni ridotte permettono al PM10 di penetrare attraverso le vie aeree fino a raggiungere il tratto tracheo-bronchiale, e al PM2,5 di penetrare più a fondo fino alla regione alveolare. Per questo motivo il PM2,5 viene spesso indicato con il termine “particolato fine”.

Il PM può avere origine primaria o secondaria. Il particolato primario è originato in parte da fenomeni naturali (quali processi di erosione al suolo, incendi boschivi e dispersione di pollini) e in gran parte dalle attività antropiche, in particolare dal traffico veicolare e dai processi di combustione. Il particolato secondario è dovuto alla compresenza in atmosfera di altri inquinanti, come NOx e SO2, che reagiscono con altre sostanze presenti nell’aria – prevalentemente ammoniaca – dando luogo alla formazione di solfati e nitrati d’ammonio. La meteorologia è un fattore che incide significativamente sull’andamento temporale di questo inquinante: l’accumulo di polveri sottili e il conseguente aumento delle concentrazioni si verifica tipicamente durante i mesi autunnali e invernali, caratterizzati da assenza di vento e da condizioni atmosferiche più stabili. Il riscaldamento domestico è responsabile di poco meno di un terzo delle emissioni totali di PM10 e PM2,5 primario in Lombardia su base annua, e la combustione della legna è a sua volta responsabile di più del 90% di tali emissioni. Nei mesi invernali il contributo della legna bruciata in ambito domestico supera il 40% del totale delle emissioni di polveri a livello regionale, ma tale contributo è anche più elevato nelle zone in cui il consumo della legna è più diffuso. La parte più rilevante delle emissioni derivate dall’uso della legna è da attribuire ai piccoli impianti domestici: ai caminetti aperti, caratterizzati da basse rese energetiche (e il cui utilizzo è spesso legato a ragioni estetiche e ricreative) e alle stufe tradizionali, molto spesso poco efficienti. Minori livelli emissivi si hanno soprattutto dalle stufe a pellet e, in misura meno significativa, anche da stufe a ciocchi di più recente fabbricazione (in quanto dotate di camere di combustione con migliore distribuzione dell’aria comburente). Per quanto riguarda le polveri fini, le emissioni dei migliori impianti domestici a legna sono comunque molto superiori ai livelli medi degli impianti a gas naturale. Nella combustione della legna in piccoli impianti domestici le emissioni di ossidi di azoto e zolfo - importanti precursori del particolato fine secondario - sono invece simili a quelle derivanti dalla combustione dei combustibili convenzionali (gas, gasolio). La rilevanza delle emissioni di particolato fine primario derivate dalla combustione della legna in piccoli impianti domestici evidenzia la necessità di avviare politiche mirate al controllo di questa fonte. Indubbi vantaggi potrebbero derivare dalla limitazione dell’utilizzo degli apparecchi più obsoleti nelle aree a maggior rischio, o dalla loro sostituzione con altri più efficienti e a minori emissioni specifiche. La sfida da affrontare oggi per ridurre l’inquinamento da polveri fini causato dai piccoli impianti domestici di riscaldamento a legna consiste anche nell’assicurare nella pratica un corretto funzionamento e una corretta manutenzione degli impianti nuovi o già esistenti, evitando inoltre che vengano bruciati rifiuti o altri prodotti non ammessi.  

Fonte ARPA Lombardia