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Legna e tossicità

Gli studi riguardanti le ricadute sulla salute umana dell’uso della legna quale fonte energetica distinguono le problematiche che si manifestano all’interno delle abitazioni (indoor) da quelle che si manifestano all’esterno (outdoor).
Le prime riguardano prevalentemente i paesi in via di sviluppo nei quali le biomasse vengono utilizzate intensivamente in apparecchi spesso privi di sistemi di ventilazione, in cui manca quindi il camino per la rimozione dei fumi dagli ambienti domestici.
Tutti gli studi sull’inquinamento indoor – condotti sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli industrializzati - evidenziano aspetti comuni: la combustione della legna produce inevitabilmente numerosi composti tossici e polveri fini e ultrafini, la cui quantità dipende dal tipo di combustibile, dalle tecniche di combustione e dalle tecniche utilizzate per l’abbattimento dei fumi.
Per quanto riguarda l’inquinamento outdoor, la problematica si riconduce a quella più generale degli effetti sulla salute umana delle polveri fini.
Il fumo da legna può contenere almeno cinque gruppi di sostanze chimiche classificate come cancerogene dall’IARC (International Agency for Resaerch on Cancer), ed almeno 26 sostanze chimiche indicate come pericolose dall’EPA (Environmental Protection Agency - USA). La maggior parte degli studi epidemiologici riguarda però incendi boschivi e gli addetti allo spegnimento di incendi: gli effetti acuti dell’esposizione al fumo (a livelli molto superiori a quelli usualmente riscontrabili) incidono sull’apparato respiratorio e sulla funzionalità polmonare.
Essendo estremamente diversa la composizione delle polveri in diverse condizioni di combustione,  anche il particolato presenta differenti caratteristiche di tossicità. 
Un recente studio svizzero ha comparato la tossicità e il potere mutageno (su cellule polmonari in vitro) di polveri provenienti da tre sorgenti diverse: un’auto diesel, una stufa in regime di combustione completa e una stufa in regime di combustione incompleta. I risultati hanno consentito di classificare le polveri da diesel a tossicità media mentre il particolato proveniente dalla stufa a combustione incompleta presentava un livello di tossicità quindici volte superiore e conteneva idrocarburi policiclici aromatici (IPA) a concentrazioni venti volte superiori a quelle del particolato da diesel. Le polveri derivanti dalla stufa a combustione completa della legna presentavano invece tossicità cinque volte più bassa di quelle derivanti dal diesel.
Nonostante l’argomentazione epidemiologica che riguarda la valutazione specifica del particolato proveniente dalla combustione delle biomasse non possa ritenersi esaustiva, alcune regole vanno assolutamente rispettate per proteggere la salute e l’ambiente, In particolare NON SI DEVONO UTILIZZARE NEL PROPRIO PICCOLO IMPIANTO DOMESTICO:

  • scarti di legno impregnato, verniciato o rivestito con componenti organo-alogenati (per esempio con PVC)
  • legno usato, quali i resti provenienti dai cantieri o dalla ristrutturazione o demolizione di edifici, o mobili e imballaggi in legno
    La combustione di scarti di legno, legno usato e avanzi di legno problematici in caldaie non adatte, come quelle domestiche, provoca elevate emissioni di sostanze nocive quali monossido di carbonio, idrocarburi, ossidi d’azoto, acido cloridrico, diossine, furani, formaldeide e metalli pesanti.

Fonte ARPA Lombardia