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Molti popolamenti forestali forniscono una produzione legnosa di qualità scadente, caratterizzata da fusti di piccole dimensioni e di forma irregolare, che presentano difetti e proprietà tecnologiche non idonee agli impieghi più remunerativi. Gli assortimenti ottenibili da questi boschi possono essere utilizzati per la fabbricazione di pannelli o come combustibile.

Per un proficuo impiego del cippato come combustibile non è sufficiente individuare la specie legnosa e stabilire il contenuto d’umidità, ma bisogna anche tener conto delle caratteristiche particolari dell’assortimento “cippato”, che non si riscontrano nel legname tondo. Per essere impiegato come combustibile il materiale legnoso di vario tipo, forma ed essenza deve essere ridotto in pezzatura regolare tramite un’azione meccanica di taglio comunemente conosciuta con il termine di “sminuzzatura” o “cippatura”. È bene distinguere questo processo da quello di triturazione o frantumazione del legno, che si basa principalmente su un’azione di percussione e sfibratura, che viene praticato principalmente per ridurre il volume di vari tipi di scarti legnosi ottenendo un materiale di pezzatura irregolare e adatto per l’impiego in altre produzioni.

I moderni impianti di riscaldamento a cippato sono in grado di bruciare anche legno umido ed offrono il vantaggio di funzionare automaticamente grazie a silos di raccolta del combustibile e di idonei sistemi di alimentazione della caldaia. Questi impianti vengono utilmente installati in edifici di dimensioni medio-elevate, che richiedono un ingente fabbisogno energetico e non dispongono della continua presenza di personale per l’alimentazione della centrale termica

 

Composizione

La composizione indica quale provenienza ha il materiale legnoso, di quale specie si tratta e quali porzioni dell’albero sono state utilizzate. Per quanto riguarda la provenienza il cippato può essere prodotto con scarti legnosi urbani, scarti dell’industria del legno oppure con legname proveniente direttamente dai boschi. In questo caso esso si può presentare sotto tre forme:

  • “cippato bianco”, derivante dalla sminuzzatura di solo legno, ovvero di fusti o tronchetti preventivamente scortecciati;
  • “cippato marrone o con corteccia”, presentante un colore più scuro del precedente e, a parità di altre condizioni, una massa volumica leggermente superiore poiché la corteccia si frantuma in particelle di dimensioni più piccole e riempie parte degli interstizi fra i chips dando origine ad un cumulo un po’ più compatto;
  • “cippato verde”, contenente anche fogliame (soprattutto aghi), in quanto ottenuto dalla riduzione in chips di piante intere o di porzioni della chioma.

 

Caratteristiche

Bisogna tenere presenti alcuni parametri che determinano la qualità del cippato: il contenuto di fibra, il tipo di materia prima, il contenuto d’umidità e la pezzatura.

Il contenuto di fibra. Indica la quantità di legno effettivamente presente nel cippato e può dare buone informazioni circa il suo potere calorifico, il contenuto di ceneri e la possibilità di conservazione. Tuttavia un’elevata porzione di fibra non corrisponde necessariamente a un più alto potere calorifico: infatti corteccia e foglie possono avere un potere calorifico più alto della porzione legnosa, ma contengono anche un maggior contenuto di ceneri e nutrienti, che fanno accrescere il degrado del cippato posto in deposito.

Materia prima: il cippato prodotto a partire dal tondame stagionato è generalmente il migliore, quello prodotto da ramaglie e cimali può essere adeguato, anche se la forte percentuale di corteccia determina una maggiore formazione di ceneri. I residui di segheria come sciaveri e refili consentono di produrre cippato di buona qualità. In generale è opportuno puntare su materie prime vergini, che limitano il rischio di contaminazione e favoriscono lo sviluppo di un mercato locale.

Contenuto d’umidità. Il potere calorifico del combustibile viene condizionato dal contenuto d’umidità, tanto più è alto il contenuto idrico, tanta più energia viene consumata per far evaporare l’acqua durante la combustione e tanto più è alta la produzione di emissioni gassose. Il tenore di umidità del legno al momento del taglio è molto alto, in media attorno al 50% con variazioni comprese tra un minimo del 40% e un massimo del 60% in base alla: specie, alla stagione di taglio e alla parte della pianta.

Pezzatura del cippato L’omogeneità della pezzatura del cippato è fondamentale per un buon funzionamento delle caldaie, specialmente per quelle di piccole dimensioni. Materiale di dimensioni variabili può portare a intasamenti e rotture nel sistema di alimentazione e rappresenta la causa principale di interruzione dell’attività dei piccoli impianti.

Classificazione. Il combustibile legnoso può essere suddiviso in diverse classi a seconda del contenuto di umidità e della pezzatura; in particolare è stato proposto uno standard pratico basato su tre categorie definite dalle classi di pezzatura:

  • cippato di qualità superiore (2-25 mm): cippato di legno selezionato molto attentamente senza la presenza di pezzi sovra misura, per la sua produzione sono necessarie attrezzature di cippatura e vagliatura specializzate;
  • cippato di buona qualità (2-50 mm): la categoria più utilizzata a livello commerciale, adatta per la maggior parte delle caldaie di dimensioni medio-piccole, questo combustibile si ottiene con cippatrici selezionate e/o con una semplice vagliatura;
  • cippato di classe grossolana (2-100 mm): utilizzato nel settore dell’autoapprovvigionamento e in alcuni settori commerciali. Caratteristica di questo combustibile è il prezzo molto basso che compensa eventuali interventi di manutenzione.

Fonte AIEL