I nostri prodotti

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x

 

Per l’evoluzione della civiltà umana l’uso più importante del legno è legato alla scoperta del fuoco: il suo utilizzo come fonte di energia permise agli uomini primitivi di cucinare e scaldarsi. Legna e carbone di legna furono gli unici combustibili di impiego pratico fino al Settecento, quando si diffuse l’impiego di carbon fossile: questo materiale consentì all’Inghilterra del XIX secolo di sviluppare su larga scala le applicazioni della macchina a vapore e di avviare la “rivoluzione industriale”. Ancora oggi le fonti di energia maggiormente utilizzate sono i combustibili fossili, cui sono però associate numerose ricadute ambientali.
Il legno come fonte energetica ha vissuto vicende alterne anche in anni relativamente recenti: durante l’ultimo conflitto mondiale, ad esempio, il legno ha rappresentato per l’Europa e per l’Italia uno dei principali combustibili ad uso domestico. Successivamente invece, grazie alla sempre maggior disponibilità di combustibili fossili a prezzi decrescenti, gli utilizzatori del legno sono diminuiti. Il progressivo declino del legno quale risorsa energetica termina in corrispondenza della crisi petrolifera degli anni ’70 quando i Paesi occidentali, al fine di ridurre la loro dipendenza dal petrolio proveniente dai paesi arabi, iniziarono a guardare con interesse fonti energetiche alternative e rinnovabili e ad aumentare il carico fiscale sui combustibili fossili.
Negli ultimi dieci anni cresce l’azione dell’Unione Europea, così come dello Stato Italiano e delle singole Regioni, per sostenere la corretta gestione del patrimonio forestale e l’impiego della materia prima legno a scopi energetici: la scelta è determinata sia dai convenienti costi di approvvigionamento sia dall’azione di contrasto ai cambiamenti climatici derivante dall’uso di fonti energetiche rinnovabili.
La legna è una fonte di energia quasi neutra rispetto alle emissioni di gas ad effetto serra in quanto la quantità di biossido di carbonio (CO2) emesso durante la sua combustione è pari a quella assorbita attraverso il processo di fotosintesi, componente fondamentale del ciclo del carbonio, nel corso della vita vegetativa della pianta da cui quella legna deriva, e viene resa pronta per il consumo attraverso un processo produttivo che incide in modo limitato nel bilancio complessivo del biossido di carbonio.
In Italia sono oltre 4,5 milioni le famiglie che si avvalgono di questa risorsa per il riscaldamento domestico, pur se con notevoli differenze nella distribuzione geografica a causa dei diversi climi e delle diverse tipologie territoriali. Si impiega materiale legnoso da ardere soprattutto nelle località montane (e meno nelle zone di collina), nei piccoli centri abitati (con meno di 5.000 abitanti), prevalentemente nelle case di residenza e nelle case isolate o a schiera.
Rispetto alla tipologia di materiale, la legna in pezzi è il combustibile più utilizzato (è usata nel 96,8% delle abitazioni) mentre il cippato e il pellet sono usati in misura nettamente inferiore.

Ai fini del riscaldamento, la legna presenta caratteristiche diverse a seconda della varietà di pianta dalla quale è ricavata. Legnami di qualità ottima ai fini della combustione sono, ad esempio, la quercia, il frassino, il faggio, l'acero, gli alberi da frutto (tranne il ciliegio); sono di qualità discreta il castagno, la betulla, l'ontano; sono di qualità accettabile il tiglio, il pioppo e il salice.
La legna si suddivide in “dolce” o “dura” in base al peso in kg di un metro cubo di materiale:

  • la legna dolce si accende facilmente, si consuma in fretta e sviluppa una fiamma lunga: viene usata nei forni che richiedono un lungo giro di fiamma; esempi sono la legna di pioppo, d’ontano, di castagno e di salice
  • la legna dura è più compatta e presenta una combustione più lenta, con fiamme corte, ed è per questo più adatta al riscaldamento domestico; esempi sono la legna d’olmo, di quercia, di leccio, di faggio, di frassino o di robinia.
    Per garantire l’efficienza del riscaldamento occorre accertarsi che le caratteristiche della legna soddisfino alcuni requisiti importanti, il principale dei quali è senz’altro la stagionatura ossia il grado di essiccazione: la corretta stagionatura permette di disporre di un combustibile con poca umidità dall’ottima resa e poco inquinante.
    E’ da evitare l’uso della legna umida o addirittura bagnata in quanto la resa diminuisce perché una parte dell’energia sviluppata dalla combustione deve essere utilizzata per far evaporare l’acqua contenutavi.
    Per assicurare una buona essiccazione, la conservazione della legna, già tagliata in pezzi adeguati al focolare che la deve ricevere, deve avvenire in luoghi riparati e ben aerati. Pur se la legna è considerata un combustibile “ecologico”, in determinate circostanze la sua combustione può contribuire all’inquinamento atmosferico locale.

 

Consigli pratici sulla legna
Un’indispensabile premessa riguarda il fatto che nell’impianto domestico non bisogna assolutamente utilizzare legna trattata, legname di scarto proveniente dalla demolizione e dalla ristrutturazione degli edifici, quello costituito da imballaggi (bancali) o mobili di legno, la formica o il compensato, perché la combustione di questi materiali può liberare sostanze tossiche.
Analogamente non bisogna bruciare carta plastificata, sostanze artificiali di qualsiasi tipo, confezioni o contenitori (tetrapak) perché anche questi materiali producono gas nocivi e polveri e, allo stesso tempo, danneggiano l’apparecchio, si consiglia:

  • Bruciare legna secca stagionata. Il legno secco si accende e brucia facilmente mentre all’aumentare del tenore di umidità aumenta la difficoltà di accensione. Se la legna è umida, parte del calore generato non riscalda la casa ma viene perso per far evaporare l’acqua
  • È buona norma acquistare la legna durante il periodo estivo cioè tra giugno e luglio
  • Non bruciare mai pezzi di legno umidi o verdi (non stagionati). La legna da ardere correttamente stagionata è più scura, ha delle spaccature sul ceppo e suona vuota quando viene sbattuta contro un altro pezzo di legna
  • Utilizzare legna pulita: sabbia e fango la rendono meno conveniente
  • Utilizzare legna che proviene dal proprio ambito territoriale per evitare consumo di carburante, e quindi l’inquinamento che deriva dal trasporto
  • Accatastare la legna acquistata in un luogo esterno, ma protetto, in modo ordinato e rialzato rispetto al terreno, con la parte alta della catasta coperta: in questo modo si può fare continuare il processo di stagionatura
  • Bruciare legna di dimensioni adeguate, evitando pezzi lunghi più di 50 cm e larghi più di 12 cm. Pezzi più piccoli permettono un migliore stoccaggio della legna prima dell’uso, e generalmente bruciano meglio.

Fonte ARPA Lombardia